Esercizio della professione durante l’emergenza
  1. DIMMI
  2. Emergenza COVID-19
  3. Esercizio della professione durante l’emergenza

2. Quali sono le indicazioni che uno studio deve seguire per l’organizzazione dell’attività professionale durante il periodo di emergenza sanitaria?

PREMESSA

Tutte le risposte contenute “Emergenza COVID-19 di DIMMI” vogliono offrire ai colleghi un quadro interpretativo di riferimento della normativa vigente per  svolgere al meglio il proprio mandato con responsabilità professionale ed etica, con l’obiettivo prevalente di attuare quanto più possibile il distanziamento sociale e il massimo contenimento del rischio di contagio nella fase di ripresa delle attività. Questo Ordine sottolinea come l’ultimo DPCM 2 marzo 2021 s.m.i. che ha confermato le disposizioni dei precedenti provvedimenti legislativi raccomandi comunque il lavoro agile per le attività professionali, soprattutto in una fase delicata di organizzazione delle attività degli studi professionali. 

 

RISPOSTA

Si consiglia la predisposizione di un documento (protocollo) che contenga indicazioni operative sulle misure precauzionali da assumere  per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 durante la fase 2, redatto sulla base delle prescrizioni già previste nell’allegato 12 del DPCM 24 aprile 2020 e s.m.i .

Le indicazioni operative  riguardano  i seguenti argomenti e dovranno essere adattate alle singole realtà professionali e comunicate, a seconda dei destinatari, a mezzo mail e/o affissione : 

  1. Informazione  
  2. Modalità di ingresso in azienda (studio);  
  3. Modalità di accesso per i fornitori esterni; 
  4. Pulizia e sanificazione in azienda (studio); 
  5. Precauzioni igienico personali;
  6. Dispositivi di protezione individuali; 
  7. Gestione spazi comuni; 
  8. Organizzazione aziendale; 
  9. Gestione entrata uscita dei dipendenti; 
  10. Spostamenti interni, riunioni, eventi e formazione; 
  11. Gestione di una persona sintomatica in azienda (studio); 
  12. Sorveglianza sanitaria/medico competente; 
  13. Aggiornamento del protocollo.

Inoltre con il DL 21 settembre 2021, n. 127 (in GURI 21 settembre 2021 n. 226) sono state introdotte disposizioni urgenti sull'impiego di certificazioni verdi COVID-19 in ambito lavorativo pubblico e privato, investendo quindi anche l’attività ordinaria degli studi professionali.  Per certificazioni verdi COVID-19 (c.d. Green Pass) ai sensi dell'art. 9 comma 2) del DL 52/2021, come convertito nella L. 87/2021 (e come modificato dall'art. 9 del DL 127/2021), si intende "le certificazioni verdi COVID-19 attestano una delle seguenti condizioni:

a) avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo;
b) avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell'isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute;
c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2;

c-bis) avvenuta guarigione dopo la somministrazione della prima dose di vaccino o al termine del prescritto ciclo"

Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, per chiunque svolga un’attività lavorativa nel settore privato, come gli studi professionali, è fatto obbligo, ai fini dell'accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19.

Tale articolo, quindi, trova applicazione nei confronti dei professionisti, anche per l'accesso al proprio studio, e comunque per i dipendenti del professionista. L’obbligo di esibizione del Green Pass si applica altresì a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro, anche sulla base di contratti esterni.

In attesa di nuove precisazioni e disposizioni, per tutti gli altri accessi presso lo studio professionale, e quindi nei confronti della clientela, permane l’obbligo di adottare il protocollo di cui all'allegato 9 al DPCM 2 marzo 202112 del DPCM 24 aprile 2020 (Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali).

Le disposizioni sull’obbligo di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19 non si applicano ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute (ad oggi la circolare del Ministero della salute del 4 agosto 2021, prot. n. 35309).

I datori di lavoro sono tenuti a verificare il rispetto delle predette prescrizioni, e definiscono, entro il 15 ottobre 2021, le modalità operative per l'organizzazione delle verifiche legate a possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID- 19, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro, e individuano con atto formale i soggetti incaricati dell'accertamento delle violazioni degli obblighi predetti.

I lavoratori, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risultino privi della predetta certificazione al momento dell'accesso al luogo di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021 , senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o
emolumento, comunque denominato.

L'accesso dei lavoratori senza certificazione verde COVID-19, è punito con una sanzione economica, e restano ferme le conseguenze disciplinari secondo i rispettivi ordinamenti di settore, e quindi in base al CCNL Studi professionali.

L'assenza di verifica della certificazione verde COVID-19 da parte del datore di lavoro, la mancata adozione delle misure organizzative da parte del datore di lavoro entro il 15 ottobre 2021 è punito (ai sensi dell'art. 4, commi 1, 3, 5 e 9, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19)  con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.000, prevedendo che in caso di
reiterata violazione della disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata.

Si prevede altresì che per l'accesso dei lavoratori senza certificazione verde COVID-19 la sanzione amministrativa è stabilita in euro da 600 a 1.500. Le sanzioni sono irrogate dal Prefetto, ed i soggetti incaricati dell'accertamento e della contestazione delle violazioni da parte del datore di lavoro trasmettono al Prefetto gli atti relativi alla violazione.

Il DL 21 settembre 2021, n. 127 è stato convertito nella Legge 19 novembre 2021 n. 165 (in GURI n. 277 del 20 novembre 2021).

In sede di conversione, sono mutate le seguenti disposizioni, applicabili sulla attività ordinaria degli studi professionali:
- per le verifiche sul possesso del c.d. “green pass”, i lavoratori possono richiedere di consegnare al proprio datore di lavoro copia della propria certificazione verde COVID-19, ed in tal modo sono esonerati dai controlli da parte dei rispettivi datori di lavoro;

- la scadenza della validità della certificazione verde COVID- 19 in corso di prestazione lavorativa non dà luogo alle sanzioni previste dalle disposizioni di legge, e viene consentita la permanenza del lavoratore sul luogo di lavoro esclusivamente  per il tempo necessario a portare a termine il turno di lavoro.

Per approfondimenti consulta la Circolare 91/2021  e la Circolare 104/2021 del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori. 

 

Risposta a cura di Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano 

Aggiornata al 25/11/2021